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Il prescelto par Pippo Bensaia

In formazione serrata proseguiamo la nostra rotta verso il mare della Speranza. Ai lati del gruppo i miei compagni si sbizzarriscono in avvitamenti, in salti all’indietro, in salti frontali. La loro gioia, le loro risate, sono dedicate a me: il prescelto.
Molte volte anch’io ho fatto parte dei cortei organizzati in onore dei prescelti: accompagnandoli non ho mai capito perché rimanessero muti e assorti, pensavo dovessero essere fieri, felici di tanto onore.
Adesso il prescelto sono io e comprendo i loro musi spenti, lo sconforto trasmesso dai loro occhi, la nostalgia con cui guardavano ognuno di noi. Strofinavano i loro rostri nei nostri sessi – è uno dei nostri modi di manifestare affetto – trasmettendo una malinconia, per noi innaturale, che mai ho potuto dimenticare. Così come nessuno dei miei accompagnatori dimenticherà quella trasmessa dalle mie carezze.
Si avvicinano a me uno per volta e mettono in mostra i loro sessi aspettandosi la tenerezza, l’allegria di sempre. Non riesco a esprimere la parte essenziale del mio essere, dell’essere di ogni delfino: la gioia.
Eppure non sono triste, non saprei esserlo. Sono contento di essere stato scelto, però mi dispiace lasciarli e soprattutto mi terrorizza sapere che se fallissi la missione potrei diventare il loro assassino.
Sapere che un giorno non troppo lontano potrei essere il loro carnefice e non avere memoria di nessuno di loro, di essere loro, mi è insopportabile.

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